Io non volevo

Io non volevo nascere,
poi mi dissero "ma, dai,
la vita è un'occasione,
mica la sprecherai?"
Così gli diedi ascolto;
piansi qualche giorno,
mi guardai un po' intorno,
e poi mi rassegnai.
Io non volevo crescere,
ma mi dissero "vedrai,
trasformerai i dolori
e di gioia esploderai!"
Così gli diedi retta
e mi feci male assai;
soffrii come una bestia
ma poi mi abituai.
Io non volevo credere
e mi dissero: "che fai?
Se non hai Dio nel cuore,
dai guai non ne uscirai!"
Così iniziai a chiedere
sostegno e protezione,
ma Dio non s' è mai visto
e qui pure, sorvolai.
Io non volevo amare,
sposare e generare,
studiare e lavorare
comprare e consumare;
portare fuori il cane,
lavare e cucinare,
far file per il mare,
o per le tasse da pagare;
io non volevo essere
un numero da usare;
volevo essere il vento,
il sole o anche le nuvole,
un sogno od un pensiero,
l'aria, la pioggia, il mare,
la terra, l'erba, un albero,
un astro, un sasso, un fiore.
Qualcosa senza un compito
se non quello di esistere;
l'appartenenza a un ordine
mi sembra non sia "vivere".
Io non volevo essere,
ma mi dissero "sarai";
poi ho stretto fino a uccidere,
però io non volevo, lo sai.
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Commenti (1)
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Antonio Terracciano29 gennaio 2015
E' una poesia che affronta con lucidità uno degli aspetti meno indagati della mentalità umana: l'amore per il nulla (o comunque per qualcosa di non umano) . Penso che una buona parte di persone, se al momento di venire al mondo potesse rispondere alla domanda "Vuoi nascere? ", direbbe "No" . Ecco spiegati, forse, i momenti di leggera ebbrezza che si assaporano quando, finalmente, si può non fare una cosa: il risparmio di un'ora di lezione da ragazzi, la fine di una storia d'amore problematica da adulti... Chissà, forse chi non voleva nascere, chi avrebbe preferito il nulla e i suoi dintorni, sarà capace un domani di morire meglio, di accomiatarsi meno dolorosamente da quella pienezza di vita che non desiderava!