Lingue di fuoco, e sangue
Lingue di fuoco nel cielo di sangue
di tutti i miei tramonti in fondo al viale
per condivisa ferita di Vita
nell’urlo che si accorda alla Natura.
Lo spirito, nel corpo invertebrato,
dell’Uomo che ai tormenti cerca fuga,
si espande dall’allucinato sguardo
solitudine vera percependo.
Tendono sguardi, diagonali e curve,
focalizzandosi d’inquieta angoscia
sul grido silenzioso illuminato
che umana comprensione già riveste
individuando empatico dolore.
Angoscia esplode, psichica energia,
pulsante, liberando la zavorra
ma sordo è il grido e non spezza catene.
È nello spasmo che l’ovale emette,
vero centro di trama percepita,
che movenze in sonore onde crea
dell’uomo il corpo, orizzonti e cielo.
Dritta soltanto la strada sul ponte
per un cammino che non puoi ignorare
senza aiuto, d’amici indifferenti,
falsi rapporti d’umano costume.
Sonoro che sconvolge il paesaggio
ma non la consigliera amica via,
testimone di gelida amicizia
che si eclissa, ignorando il tormento.
Giace alla gogna, recluso, il dolore
condannato nel silenzioso grido
a non uscire dall’aperto spasmo,
incancrenendo in disperata angoscia.
©
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Commenti (4)
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Filippo Salvatore Ganci7 luglio 2007
versi coinvolgenti dove il lettore s'immedesima nell'emozioni dell'autore, arrivando alla fine della poesia con nuovi spunti di riflessione
J
Jmarx7 luglio 2007
Ho apprezzato molto questa tua, quella via legnosa, unica retta che qualcuno da lontano percorre, aveva colto anche me.. elegante
M
Maria Francesca7 luglio 2007
i tuoi versi vibranti e drammatici coinvolgono il lettore e lo legano a quella particolare espressione asciutta e tagliente
M
Marina Como9 luglio 2007
in maniera egregia la poesia descrive tutta la ”disperata angoscia” che si percepisce dal quadro. Oltre tutto il resto, fà veramente vibrare il verso ”solitudine vera percependo” che davvero riassume in tre parole il nocciolo dell'impressione che si subisce. struttura e linguaggio degni di maestro poeta che ben esrimono e riflettono l'opera di munch.
