Lacca di crepuscolo
Il filo del futuro da strofinarsi gli occhi prima domanda
e cucirli al furto del primo prezzo di sole risalita ultime chiazze
che vorrà sollievo in un bicchiere risposta alle offerte
là dove si legge osteria di venere da millenni fiore minuetto
un vivace specchio in oro e pietra angusto e provinciale.
Lacca di crepuscolo per una busta senza lettera e data
in un calesse di pacchi per chi sta a cassetta in dialetto
e applaude di frusta i suoi cavalli in uno schiocco in gara.
Marmo la luna invenzione di miraggi e poesia imperlata
in spalla della terra girotondo per filastrocche trappola.
Mansueto alle ginocchia e a testa bassa rientra in bagno
fra le cotte maglie del grembo ché non può sbocciare ora
in un corpo di donna ma abbandonato esserci in esso che vive
e di fede in fede ama l’istante tra inferno e cielo d’alcune stelle.
Per arrivarci riporta quindi si lascia per scia.
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