La Porta del Cielo
Azar Rudif
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Si disallinea asse umano
da asse dell’esistenza
lungo la via del vivere
che sol baratro v’è di lato.
Un canto di fosche gole mi investe,
di lunare luce verso la porta del cielo
seguo parallela strada alla mia
fin dove torre mi sbarra la via
e la porta riman fuori del mio andare.
Torno al giardino incantato a rubare vello
dall’albero abitato dai corvi e cercar bivio
per la strada giusta che pria avevo errato.
Seguo di nuovo la mappa e cerco fonte
ov’è acqua che brucia e vulcano d’Elia
ov’è fuoco che lava ed una gotica
mi sbarra la strada ove mi siedo.
Un gregoriano canto mi insegue tra le volte
si sedes non is ascolto al contrario e vado
attraverso la porta degli inferi
inseguendo Ercole e Giasone
fino al dimonio traghettator delle Stige acque
oltre le quali pegaseo volo mi attende.
Dove posano ora i miei passi?
Sui sassi sospesi della follia
e la porta del Ciel rimane chiusa
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L'autore
Azar Rudif
Commenti (3)
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Pagu6 febbraio 2015
Una poesia dall'ampio respiro che investe la vita, la mitologia, la morte. Uno stile maturo, a tratti misterioso, mai scontato. Una sola parola: bellissima. Complimenti a te. Da ricordare...
Francesco Rossi6 febbraio 2015
Il canto gregoriano ci porta quella emozione a pelle che ci colma di una profonda e sentita spiritualità.
Anna Di Principe7 febbraio 2015
Una tessitura poetica, una morbidezza orchestrale che si coniuga con una narrazione che parte dalla mitologia sino alle incertezze e paure della realtà attuale. Un simbolismo nel poetare che porta il lettore a profonde riflessioni e a deduzioni sorprendenti. Ritmo serrato e coerenza stilistica. Apprezzatissima...



