Lamento di foglia
Giulia Gabbia
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Ho perduto i vecchi amici.
Se ne sono andati in punta di piedi
fingendo di saper volare
il un luogo che non ha confini,
lasciandomi sola
tra i rami spogli di quest'albero maestro.
Il silenzio non mi salva
e le parole
che odo soffiare tra le nuvole
non mi aiutano.
Mi duole dover dir
che la morte si diverte
e ride sovente
mentre guardo dall'alto la cenere
ove l'erba che vi è sopra cresce.
Si ride, con sorriso beffardo
di questo povero essere
che son divenuta
incurante del mio dolore.
Ride senza alcuna pietà,
con tanta malvagità.
Ed io, tremula e secca
resto ad ascoltare a malincuore
il suo riso
che si scioglie nelle grida del vento
attendendo d'essere liberata nell'immenso.
©
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L'autore
Giulia Gabbia
Sono nata un giorno d’estate .In un giorno come tanti ,uguale ad altri fatto di routine quotidiane e di tran tran giornaliero . Un giorno di afa, uno di quelli in cui la città rimane vuota e silenziosa .E’ proprio in quel giorno dove il silenzio emergeva lungo la corsia dell’ospedale, cosa rarissima da sentirsi, che
Commenti (1)
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Ausilia Giordano10 febbraio 2015
Testo degno di considerazione e di lode. Davvero degno di mente poetica che sa dare voce alle cose e una foglia solitaria in pieno inverno è destinata a divenire una cosa morta, ma i tuoi versi la salvano e la onorano di un pensiero davvero sublime: poter descrivere le proprie sensazioni e gridarle al mondo circostante!

