Ma quale poeta

Ma quale poeta del cazzo,
io scrivo perché sono stronzo;
e poi sono pure vigliacco:
io scrivo, cosi non affronto.
Vorrei non avere più il tempo
d’ immergermi dentro i meandri
di questa mente di merda
che mente ogni volta che pensa.
Vorrei costruire palazzi
di fatti e non più di parole,
ma ho questa lunga condanna
chissà quanto ancor da scontare.
Vorrei sporcarmi le mani
di terra, di risse, d’ amore
e sbagliare senza il timore
di un giudizio o di un calo di stile.
Osservo gli uomini franchi,
silenti, panciuti, barboni,
quegli uomini, per farmi capire,
cui par girar sempre i coglioni
e li ammiro perché sono sinceri,
non san costruire segreti,
hanno solo risposte dirette
e alla sera gli puzzano i piedi.
Sono come quegli alberi enormi
con cui certo non puoi dialogare,
ma che dan sicurezza e presenza
ed un gran senso di protezione.
E vorrei chieder scusa a quei tanti
che si son fatti abbindolare
dai modi con i guanti bianchi
e dal suono delle belle parole.
©
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