Riflessi notturni
Muovi la penna vil scrittor,
che l’oscurità vige il tuo cuor,
in alto le piume di dubbia virtù,
esali il tuo sospiro ridotto in schiavitù,
componi lo spartito riflesso di luna,
acume di grazia senza paura alcuna,
odi il tuo nome in quel lampo ululante,
giaci di sonno prigioniero agonizzante,
poni il tuo nome come timbro di speranza,
vaghi sospetto peccato di stravaganza,
incidi la vita di egual bontà,
ti ergi di siffatta divinità,
per ciò che crei narratore folle,
sperando di toccar ciò che lei volle,
t’immergi di cera nel voler suo,
ma ciò che scrivi vige un sol cospetto, il tuo.
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