Milite ignoto
Codardo fu il colpo che
il petto mio raggiunse,
tingendomi di sangue le mani.
Così mi accascio
gridando dei Santi il nome.
Dinanzi mi si mostra il filo della vita
pronto per essere dalle Parche reciso.
Disteso sui prati affogo
nel passato
di quel tenero ragazzo
mai creduto bambino.
E negli amori trascorsi
mi concedo rifugio
ingannando il dolce profumo
della vita che sfugge.
Disteso penso ai miei cari
e quando
scorci di futuro squarciano il cielo,
solo allora,
piango.
Nel dolore straziante del grembo di madre
nelle urla silenziose di mio padre
mentre il giornale fissa
e un sol nome vi legge,
il mio
tra i mille dispersi.
In cuor mio l’angoscia avanza
vedere il mio corpo chi mai potrà?
Senza lapide né Patria
qui,
infine giaccio.
Nel luogo mai trovato saran le allodole
sole
a chinare il capo
mentre i cervi s’abbeverano al mio sangue versato.
Che bel posto per morir
tra i ruscelli delle Alpi.
Da qui in poi la storia tiene banco
che d’anni passati restan solo genzianelle
d’azzurri petali sulle vette lontane.
Del povero soldato
solo erba ormai rimane
che il fucile più non spara
se non fiori dallo schioppo.
“Servir la Patria fu la tua rovina”
disse lo sciocco d’altri tempi
non proferir parola
fu il credo del soldato.
Nei suoi ultimi istanti,
il silenzio caparbio dell’orgoglio italico
ancora vinse.
Oggi restano i templi
e le ghirlande fiorate
sulle tombe tanto vuote dei martiri d’Italia.
Così sempre in fin ricorda:
Tra i campi di grano non esalò respiro vano
milite ignoto tra i fiori della Patria.
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Commenti (1)
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Annamaria Gennaioli19 maggio 2015
Una gioventù scomparsa per una follia che ancora oggi escono verità tremende... Giovani morti per salvare la Patria da interessi forti di gente senza scrupoli... Bella e belle le immagini evocate...
