Notturno
Leggiadre muse del sognar fugace,
vegliando ancor, le più dolci parole
teso l'orecchio per carpire giace,
ché monco d'esse più che monco duole.
Di tanto miele ha fame vorace
il figlio d' Ipno, che menar suole
seco il canto che Oblio compiace,
lungi dal veglio dove Invidia vuole.
Inerme già sogna vinto il poeta,
dal vincitor il suo genio cullato
alfin di requie un poco s'allieta;
Ma non similmente il cor n'è appagato,
ché nel profondo mai brama non cheta;
già al cantar novo l'orecchio accostato.
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