Manifesto dei poeti puristi (canto di intolleranza di fine ‘900)
Signore e signori, giunti alla fine
di oltre un secolo dell’era volgare
che vide i manifesti dilagare
nelle regioni lontane e vicine,
mi si consenta di voler scherzare:
chiedo scusa in anticipo agli artisti
se affiggo il mio scadente, elementare
MANIFESTO DEI POETI PURISTI.
“Esiste un limite nel grande regno
che demarca i confini di poesia,
non si può misurare con l’ingegno,
questo limite non è fantasia.
La follia che nello scrivere impera
non ci dà la misura di un valore:
i poeti si difendano a schiera
contro il verbo che porta disonore.
O figli della musica, alle armi!
Si pugna contro ciò che non è verso!
Noi discendenti degli antichi carmi
inneggiamo al valore che si è perso.
Non stimiamo la metrica sovrana,
ma un’ancella che si prostituì
derubando alla musica corona
sì che il ritmo con il tempo svanì.
La guerra tra ragione ed intelletto
non ci vede schierati da una parte:
ci limitiamo a sprezzare il progetto
di costruzione del romanzo ad arte.
Nostro nemico è chiunque disponga
la parola su di un filo continuo:
spezzeremo quel filo con la spranga
e il sangue ne berremo come vino.
Correggeremo gli intellettuali,
i critici, scrittori e narratori
cui piegheremo l’orgoglio ed il capo
sotto il giogo dell’andare a capo.
Disprezziamo filosofi e saggisti
e chiunque fa uso della penna
vendendosi al giornale ed all’ antenna:
saremo con piacere gli schiavisti.
Siamo poeti violenti e teppisti,
nei certami non siamo mai sul podio,
perché alcuni ci dicono razzisti
se all’ amore preferiamo l’odio.
Disprezziamo la prosa e l’opinione,
ma certo non facciamo una questione
di ciò che vale e di ciò che non vale:
disprezziamo la prosa in quanto tale.”
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