L’autunno del gentil villano
Leggero come l’autunno,
col suo ondeggiar di foglie rade,
cadute sopra i campi polverosi
memori del calpestar dei bovi,
lavora nel campo solingo
il gentil villano.
Osserva il saltellar del corvo,
compagno a piedi scalzi,
condividere felice
l’ultimo pallido sole.
S’ode nel cielo il brontolio
dell’ultimo temporale e
dall’albero dell’uva fragola,
ultimo aspro ristoro,
reclamar la raganella.
Fugge spedito col suo armento
da quel rovinar d’acqua improvviso,
dallo stormir di foglie sbiadite
sfogliate a ricoprir la terra,
e ad una ad una dentro il fossetto,
in fila sull’acqua come barchette,
ad ondeggiar e andarsi a benedire,
mentre paiono dire: “addio, addio,
alla prossima primavera”!
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