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Fiabe 24 marzo 2015 · lettura 3 min · 844 letture

Il pavone esteta

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gabriele fratini 60 poesie pubblicate
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Al primo apparire di maggio mostrava dell’alto piumaggio la tinta conchiglia in piumone, l’uccello chiamato pavone. La pinta moveasi piacente, dal nucleo sprizzava raggiante la folgore brilla e maestosa corona che trova la posa. Ma sotto, la casta formica levò il fioco sguardo all’ortica: cercava la strada più corta per oltrepassare la storta creatura di vegetazione che fuga lo sguardo e l’azione d’erbivora bestia affamata dall’irta veduta sviata. Ma tosto che fu sopraggiunta al tocco dell’ultima punta pareva di svolgersi innanzi spettacol maestoso ... “Gli avanzi -pensava la parva formica- che dà pianticella d’ortica non meritan già fioca vista formando la zona più trista del bosco e il paesaggio valente si addensa nel prossimo ente che vado testé ad incontrare, l’artista più bravo: sa fare conchiglie dipinte e maestranze sublimi e non muove finanze, non chiede e non spende moneta ma dona agli insetti l’immota tortuosa voragine infranta del vortice e l’ora che incanta colora lo spazio dei doni poliedrici e ricchi di toni. Non vede il pavone che poso qui accanto e contemplo e non oso ... -pensava il puntino più nero del bosco- non vede che intero fagocito l’alto piumaggio bramoso nutrirmi a vantaggio dell’occhio seccato e perdente, risana la vista il valente spettacol che vince il grigiastro cammino ed il buio, il maestro colora e non usa pastelli, non usa terriccio e pennelli, ma come l’ha fatto natura riversa la coloritura ...”. E mentre formica pensava il passo più lesto incalzava. Salita su un clivio d’altura s’accorse, e la lesta andatura serrava, s’accorse che si era fermata su quella frontiera che prima apprezzava giuliva ... Addosso al pavone saliva! Specchiandosi in tutto il piumaggio pavone non resse all’oltraggio: “O tu, formichina che invadi dell’arte il terreno e non chiedi consulto alla mente creatrice sovrana, anzi no, imperatrice! Io sono il demiurgo potente di questo reame e paziente fatico qui a tessere il tanto bramato reame d’incanto. Osasti posarti da neo, macchietta in quadro che è mio, rovini il prezioso tassello, non servi alla corte del bello!” E chiuso il suo becco pungente colpì la formica innocente con l’arma che aveva elogiato se stesso in un mistico afflato.
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gabriele fratini
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