Se amassi di più la mia radice
Nicolina Macari
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Se amassi di più la mia radice
potrei annaffiarla e aspettare
l'inizio dell'albero
senza perdere ogni cosa
di tutta la bellezza che avrebbe creato.
E farmi figlia come ramo
o come foglia nel polmone della terra.
Potrei cominciare i germogli
rivelarsi come
piccoli graziosi miracoli
e toccare l'alba con i suoi percorsi
o i sentieri della notte
con la tenacia di sorrisi.
Potrei parlare
con un usignolo -di grandi voli -
o lasciare che si riveli
semplicemente...
E con una certa voce
liberare le labbra arrugginite
per folate in caroselli
o volute di canti - meravigliosi -
Ma spesso,
taccio in modo eloquente,
fenditure tardano - con generosità -
e rinuncio all'orpello
che viene giù sul petto.
Come una donna spaventata
che ha accanto
un urgenza di solitudine
di materia e ombra - e si cela -
Complotti d'insurrezione
s'infilano in parata dove sbatte l'aria,
intricato e fitto l'incontro
come barriera nella cocente luce
che non oso toccare.
Rimango incomprensibile -enigma -
un vestito di silenzio
o il cammino di una penna
senza inchiostro.
Se amassi di più la mia radice
potrei guardarla
sulla pagina di uno specchio
far passare le rughe degli inverni.
Potrei porla sull'altare rilucente...
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Commenti (1)
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Patrizia Ensoli26 marzo 2015
Una poesia con un incipit che si evolve in luce per poi adombrasi nella parte centrale, pur restando luminosa per riprendere verso la chiusa " la radice " di un essere profondo e vigile alla vita. Apprezzata è dire poco, lirica di pregio e di spessore umano!

