L'esprimibile inquieto
Nicolina Macari
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Fissano vertigini le parole
la voce esplora confusamente
i vapori di uno sguardo
in palpebre stanche che sciolgono
l’esprimibile inquieto
grezzamente rugoso della fragilità
Scende una pioggia che pettina le brume
e torna a coprire ginocchia porose
serrate nelle deboli fibre
che incrinano l'affanno
in viandanti gocce tra i roveti
Mi dico che a volte il silenzio
è come uno schedario
di scarabocchi nervosi sopra i pensieri
ed io, non so
se è il caso di amarlo - o detestarlo -
nella sua corteccia dal fianco ferito
Intanto il tempo si raffredda
scalpito in ogni dove
e ha appeso mille sillabe di malinconia
ed io che lo soppeso e misuro
tra colli incolmabili tremo d’ogni cosa.
Peso il vento nella luce morente del giorno
che divori pure le nostalgie sull'orlo
dove mi sono rifugiata
poiché quello che accade dentro
è l’unico senso di una stilla
appostata per un istante - almeno!
Ma, lingua di sole - non è -
la linfa amara
confessa un valzer triste d'occhi
e in braccio al cielo ho sparso il mio sale
e - ho domandato:
dov'è' finita la pace che batte nel petto conquistato?
©
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