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Amore 23 aprile 2015 · lettura 2 min · 2866 letture

Nel rosso dei papaveri da frutto

Claudia Sogno 87 poesie pubblicate
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Una notte intera ferma poco l’uovo luminoso da cui nasce, lasciando buchi in ondate che si estinguono come allunga la mano alla mia tesa, capace di splendori. Come pazza mostravo tra le mani una canzone contemplando un'altra forma dell’amore, come un Dio inabissato che risorge con la freccia inavvertita, che non brucia. Un evento naturale. - mi ripeti- Custodiremo questa grazia pura. La bianca, ancora intatta tra le dita, distribuendosi in un’ombra appena nata del bambino dell'albero e l'uccello, ci rimanda nell'orecchio l'amicizia, la parola favolosa sulla carta, col suo nome primitivo prende forza offrendoci la gola, schiena a terra nel viso silenzioso dell'infanzia. Senza paura ci scambiamo il sangue con le dita passate sulle labbra, appena incise con la pietra, rosa. La vertigine è il linguaggio, più argentea del lulan mosso dal vento più madre di una lepre nella tana, una tigre nata al buio della bocca quando porge il muso, insanguinata, e muore affidandosi al segreto: che rimane è un calpestio di cervi nelle vene- nello stadio del respiro fuoribordo, una danza nelle fiamme per soffiare col silenzio sulle spalle di un monsone- purificati, senza entrar nel Nilo, nel rosso mistico dei papaveri da frutto, con la grazia più violenta, far l'amore in una via qualunque del mattino con la lingua colata nella vita, per donare, con la bocca ancora calda, la mistura di una luce così intensa... -nell'acuta tensione, nel contagio, ha qualcosa di talmente oscuro l'odore della nostra cerimonia che confonde il senso fino a quell’istante cieco col vedere che si accende da se stesso, che s’incide come carne che raccoglie la bellezza. E tutto è obliquo, come il mio tremare che non cessa di discendere e curvarsi, in ogni anfratto scuro, trascinando con sé il tempo, dove l’iride risplende senza distinzione, fecondando il gemito, il sussurro destinato: allora il punto più vicino della terra non è il punto del cielo più lontano, di qui la pace che discende del mio sentirmi insieme allo scoperto e al centro di me stessa. La parola, liberata dal linguaggio non è lontana dal silenzio e comunione.
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Commenti (1)

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Daniela Zarriello24 aprile 2015

"La parola liberata dal linguaggio non è lontana da silenzio e comunione" una ispirata meravigliosa chiusa che parla il linguaggio dell'anima intrisa di quel l'amore che ci rende immortali. Poesia piena di seduzioni e preziosi frutti.