Canali della memoria

C'è ancora l'uggiolare
dei piccioni nel nido
sotto l'umido del tetto
E c'è ancora il gocciolìo
nel lavandino ingrigito
e la vuota culla accanto
C'è il vagito lontano
del piccolo senza madre
L'unità di una famiglia
sullo specchio dell'armadio
Al pianterreno gli stivali
e la cassetta alla porta
con due nomi
due cognomi
C'è ancora il rintocco
delle campane all'ora
e la voce della calle
nella sommessa notte
C'è ancora il salmastro
delle alghe scambiato per marciume
da chi non conosce l'acqua
la verde incrostata acqua
dove il lutto si mischia alla vita
C'è ancora l'al di là
la riva dall'altra sponda
e l'altra ancòra oltre
che ti porta di riva in riva
lontano dal tuo orizzonte
all'altro capo del mondo
C'è ancora il rimpianto
che ha il colore azzurro
ha il pretesto del marmo
C'è ancora il tonfo
della bambina sulla scala
ripida nel frastuono della notte
E ancora c'è l'urlo
trattenuto a stento represso
durante ottant'anni di vita
C'è tutto ancora
nell'acqua densa di putrido
e di vita senza soluzione intrisa
E' là sotto
sommerso e immobile
e chiama
e attende
e pretende.
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