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Dialettali 5 maggio 2015 · lettura 3 min · 1029 letture

U barbone (il barbone)

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Citarei Loretta Margherita 1097 poesie pubblicate
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Na camera dove lu cielu fa de specchiu co e pareti de cartone a chiazze sotto li portichi de e piazze vive lu barbone che pur se jovine cià l'aspettu de n'vecchiu. Ar mattinu, prima che a città se move s'arza e arpiega lu cartone forse pe nun disturbà essenno poche e persone a pruvà verso issu compassione. Dopo essese lavatu a la pubbrica funtanella co l'acqua jelata che vene fora da a cannella, pija posto a mendicà quillu pocu che je serve pe campà. Niscuno sa chi è, da do vene, de issu nanco lu nome se conosce, chissa'? Forse un tempu cia casa na famija, nu lavoru, li fij e quarcuno a voleje vene, poi na serie de sfortune, a crisi o a fabbrica che chiude... certo è che nisciuno cià la vocazione a diventà barbone ammenoché se pija sta direzione pe nun esse schiavu de e convenzioni e pe nun avè padruni per esse libberi come lu cillittu che o nutre a divina provvidenza de quillu Cristu che a tutti offre assistenza. Lu barbone che ha scerdo sta via come fusse na vocazione arpia ciò che l'ommini honno trascurato pe seguì li sogni più ambiziosi: tutte le bellezze der creatu i fiori, lu sole, lu cielo de notte stellatu l'arberi, li frutti .lu mare, de li cillitti lu coro nun vargono forse più dell'oro? Nun so più de gni cosa priziosi? traduzione- il barbone- Una camera dove il cielo fa da specchio, con le pareti di un cartone a chiazze, sotto i portici delle case vive il barbone, che pur essendo giovane vecchio appare. Al mattino prima che la città si muove, s'alza e ripiega il cartone, forse per non disturbare la gente, essendo pochi ad aver di lui compassione. Dopo essersi lavato alla fontanella pubblica, con l'acqua gelata che fuoriesce dalla cannella, inizia a mendicare quel poco che gli serve per campare. Nessuno sa chi è,di dove è,nessuno il suo nome conosce... chissà? Forse un tempo aveva una casa, una famiglia, un lavoro, i figli, qualcuno a volergli bene, poi una serie di sfortune, la crisi, la fabbrica che chiude. Certo è che nessuno ha la vocazione a diventare barbone, a meno che chi piglia questa direzione, lo fa per non esser schiavo delle convenzioni e non aver padroni, per esser libero come l'uccellino della divina provvidenza di quel Cristo che nessuno abbandona. Il barbone che a scelto d'esserlo come fosse una vocazione riprende ciò che l'uomini hanno trascurato per inseguire sogni ambiziosi: le bellezze del creato, i fiori, il sole, di notte il cielo stellato, gli alberi, i frutti, il mare, degli uccelli il coro, non valgono più dell'oro? Non sono più di ogni altra cosa preziosi?
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vernacolo umbro, lo spoletino

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Commenti (6)

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carla composto5 maggio 2015

molto bella... spesso persone costrette a vivere come barboni emarginati dalla società che non si interessa a loro... lirica bella in un piacevole vernacolo...

Grazia Denaro5 maggio 2015

Lirica vera. al giorno d'oggi tanta gente cade in povertà e diventa barbone vivendo una vita di povertà, certo la nostra società fa poco per questi poveri sfortunati che avrebbero bisogno di supporti. Versi molto belli, apprezzati.

Claretta Frau6 maggio 2015

una bella poesia, che si offre anche come spunto di riflessione, in un periodo in cui regna l'egoismo e l'indifferenza, e la povertà invece di essere supportata con i giusti aiuti, viene schivata come fosse una brutta bestia

Paola Galli7 maggio 2015

la poetessa a verseggiare nel suo dialetto! i versi scorrono musicali e coerenti, senza bisogno di traduzione rendono il senso di ciò che il suo animo vuol esprimere! una dialettale di spessore indice di sensibilità ed umana riflessione!

Francesco Rossi10 maggio 2015

ho letto con attenzione la poesia in vernacolo; rilevo sensibilita', sostanza, spessore, solidarieta': questo per quanto riguarda il contenuto. musicale la forma.

Giacomo Scimonelli15 maggio 2015

pure verità in questi pensieri che luccicano per l'intensità e ripeto per la veridicità di questi esseri umani che tante volte vivono con poco abbandonati a se stessi