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Riflessioni 9 maggio 2015 · lettura 1 min · 923 letture

L'araba fenice

nemesiel 226 poesie pubblicate
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Appare fuoco d’oro all’orizzonte. Un trionfo di piume e un timone d’azzurro planando lì dove berrà i suoi giorni. La pira è pronta effluvi vaghi di mirra ginepro alloro mirto rosmarino. Al sole che ripone il suo manto è il tuo ultimo sguardo. Distendi regali le tue ali fiamme ti attendono che ti consumeranno. Fuoco nel fuoco... l’azzurro il rosa e l’oro il silenzio... la cenere... da cui risorgerai. E da te stessa nata tornerai a volare condannata a rivivere. Solitario mito creatura eterna schiava del tuo destino Senza un perché. Senza una ragione. Senza la pioggia che spenga quella pira. Cade inutile la tua unica lacrima.
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nemesiel

Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne

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Commenti (10)

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zani carlo9 maggio 2015

Chissà quanti sognano di vivere il mito della fenice... che nasce appunto dal desiderio d'immortalità insita nell'uomo... da sempre... originale è bella questa poesia che coglie questi aspetti e sensibile l'Autrice dona un pensiero di pietà per quell'entità costretta al patimento perpetuo di un'esistenza senza fine.

Matilde Marcuzzo9 maggio 2015

un simbolo di rinascita, una purificazione che abbraccia tutte le cose bagnate da lacrime di vita. brava autrice.

Ventola raffaele9 maggio 2015

Rinascere dalle proprie ceneri, rialzarsi dopo una caduta non è mai facile, ma appunto come "l'araba fenice" bisogna avere la forza di rialzarsi e cominciare di nuovo a vivere. Bellissima!!

Anna Di Principe9 maggio 2015

Il mito dell'araba fenice da secoli storicamente accompagna l'esistenza dell'uomo, quasi a voler essere d'esempio per rinascere dopo ogni caduta durante la vita. Di pregio e di accurato approfondimento il versificare sull'incessante dolore della fenice per una vita senza fine ... Molto convincente l'impulso vitale, che la poetessa conferisce all'intero testo attraverso le forti intensificazioni verbali. Plauso!

Rosita Bottigliero9 maggio 2015

Un cadere rialxandosi in sfumature di versi che emozionano. ... Molto bella. Complimenti

Azar Rudif9 maggio 2015

"condannata a vivere" ed in effetti è questa la condanna della Fenice. Condannata all'eternità, mentre tutto è mortale, gli umani sono mortali e per questo motivo Gli Dei ci invidiano, loro che sono eterni. Versi che mi restituiscono questo senso di inesorabile e interminabile condanna per un vivere che la Fenice vorrebbe non si ripetesse ancora. La disposizione delle parole usate, passa da questa esaltazione della Fenice per la morte giungente nel fuoco fino a terminare con un senso di dispiacere e una lacrima per essere tornata a questa vita.

Massimiliano Moresco10 maggio 2015

Condannata a rivivere... in effetti ogni cosa che è costrizione, ogni evento nel quale manca la libertà, si trasforma in un incubo. Si ha il diritto anche di morire, serve anche l'idea che la vita si possa interrompere per apprezzqrla meglio e con la volontà di parteciparvi.

Jibi10 maggio 2015

Io non la vedo come una condanna, ma come il Risorgere dell'Anima nell'oro di ogni mattino, proprio come fa il Sole, semper eadem, eternamente!!! Splendida Poesia!

carla composto11 maggio 2015

profonda lirica ...il fuoco brucia ma porta alla rinascita... un lessico molto bello che rende l'idea d ella purificazione... la mia lode alla valente penna...

Giovanni Chianese12 maggio 2015

È un destino longevo e segnato quella della fenice, uccello famoso nella fantasia mitologica ha assunto vari significati tra i popoli della Terra. Potrei rischiare a dire che noi esseri umani siamo il riflesso di questo inesistente volatile, insomma un'immaginazione sacra della vita, che non potrà mai finire nei secoli, rigenerandosi attraverso la procreazione degli esseri viventi. Simbologia che ancora oggi resta a rafforzare alcune fedi religiose, come per esempio quella cattolica, che con la Domenica delle Palme anticipa la resurrezione dopo la morte del nostro Cristo. Insomma siamo esseri condannati a vivere, a morire e a rinascere, ancor più forti e vigorosi, senza via di scampo nel consumare il sacrificio della vita.