La stazione degli addii
Il vento dell'addio,
ha strappato le foglie.
Nessun treno passa da questa stazione,
ora e'il tempo delle parole antiche,
libere, vibranti, potenti.
Ora è il tempo della mestizia curva di vecchiezza
sotto gli alberi delle arance amare,
dove passava il fiume della pietà,
che si portava nella valle gli occhi dei martiri,
al tempo del pane dei poveri.
Tremano le foglie degli ulivi,
chiome d'argento nel buio della notte .
Ululano i cani
Ma, i morti non hanno giustizia.
Passano piatti sui fogli dei giornali
e un altro anno ancora.
Le madri sono morte anch'esse,
con gli occhi viola e le labbra secche.
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L'autore
Maria Francesca
Sono nata a Reggio Calabria ,ma vivo a Messina dove lavoro ,purtroppo questa città muore ogni giorno un poco di più e si allontana paurosamente da un un possibile ripresa culturale,sociale,civile,mi dispiace dirlo ma sempre più spesso é invivibile ,anche per questo conduco una vita direi piuttosto nell'ombra ,tendo mol
Commenti (1)
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Azar Rudif9 maggio 2015
Mai dimenticare questi moderni martiri, vittime di TUTTE le mafie e di tutti i fiancheggiatori delle mafie.
