Di maggese, d’amore e d’arte

A passi spediti aprile
volge le spalle a maggio,
s’apre coi fiori d’acacie
e fluenti erbe nei boschi.
Riecheggia fra gli alberi
dal novello fogliare,
dalla quercia secolare,
un canto maggese, cupo
e scanzonato che fa:
cucù cucuuu cocù...
Felice e giocondo va
a diffonder la novella
che già ha accasato
il suo piccolino e
compiuto il suo destino.
E par tutto suo il bosco,
quando il sole al tramonto
lo fa di ombre scuro,
agli occhi nostri e
lo nasconde al sicuro.
Vola nel ciel azzurro di già
la vaga rondinella che,
ancor quella par, tornata
nella stalla abbandonata
a riaggiustar il suo giaciglio.
A risvegliar le fanciulline,
m’aiutasse ancor Cupido
alle prime giravolte,
che sembrano quasi fragoline
che nel bosco avei già colte.
Ma ridarmi il tempo andato
par or l’arte m’è compagna,
nel cuor non mi do pace,
ancor qui sulla seduta
a pittare tutta la giornata
affinché non sia perduta!
©
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