Il Tuffatore

E l’aria fredda apre il petto nudo
dell’atleta sulla pedana posta ai bordi
del Cosmo, ed innanzi alla vanità del Caos,
batte il sangue nelle vene che prepara il salto.
Si chiudono le braccia con le spalle,
ma lo sguardo fissa le profondità abissali
che rispecchiano la volgarità dei corpi,
pur di non mostrare i propri presaghi misteri.
Ed è un fragile abbandono, un umida freddezza,
quella che abbraccia fatale gli occhi e la luce.
Ed è la fine dell’attesa e di ogni cura,
l’invocata catarsi dai peccati della materia,
scorre via con ogni assurdità di vivere:
qui carne non chiama carne, ed il ricordo
che muove la psiche abbandona ogni malinconia.
Qui, infine, affogano le membra dove l’anima respira.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!