Gocce di memoria
Cade, la pioggia, e mai un sol secondo
si arresta, nel suo scrosciar giocondo:
tutto colpisce, ma niente lei deterge
giacché lo sporco giammai emerge.
E inonda gli alberi, e le foglie, e quei
boccioli vividi dei sobri orti miei.
E poi i tetti, e le finestre, e le incrostate
panche, nella primavera nostra amate.
Ma tu non torni più nei tuoi ricordi:
è finito il tempo in cui i tuoi tondi
occhi guardavano me, e io loro,
ne la freschezza della nostra età d’oro.
©
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