Il giorno di un giudizio

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Ottimo questo verseggiare che si guarda allo specchio cercando di svelare, ma non troppo, questo parlar di sé attraverso uno sdoppiamento che accomuna la stessa anima. Può accadere di tutto tra gli interlocutori, stretti appassionatamente dall'amore per la poesia.
Giudicare o essere giudicati. Quali sono le nostre colpe? Esiste una difesa? Il poeta solleva tanti dubbi e la riflessione nasce spontanea. In fondo la nostra colpa è vivere. Oppure no! Ottimo lavoro, ben fatto e molto profondo. Da ricordare. I miei complimenti.
In questo impietoso fuggire del tempo l'autore si pone il difficile interrogativo che riguarda il giudizio finale ... in quell'istante non c'è appello per chi ha colpe... e chi dovrà giudicare? ...Una pluralità di quesiti da cui traspare l'inquietudine della caducità dell'esserci, del passaggio inderogabile del presente e del momento finale. La lirica è intrisa da un profondo pathos, che dà vigore all'abile verseggiare. Plauso!
uno sdoppiamento che avviene in molti di noi... domande alle quali non é facile rispondere ...arriverà il giorno nel quale verremo giudicati, per quali colpe? mi piace la nota che gioca proprio sulla parte nascosta di noi che il poeta spesso fa uscire, interagendo con lei... ottima stesura originale e profonda lirica
Fantasia figlia di una realtà minore, che inciampa nella consapevolezza di un doppio strato, una doppia verità, di una doppia colpevolezza. I calamai sono colmi di veleno, questo l'autore ben lo sa e con incisiva passione lo trasmette... Le ali poi, anche senza piume, sono quella della libertà che evade, scappa con l'intimo desiderio di poter assistere al giorno memorabile del giudizio, anzi... di un giudizio. Mirabile poesia!
Comunque lo si voglia denominare o definire, quel momento arriverà e giudizio e giudice non ci sorprenderanno perché consapevoli di ciò che siamo... In questo onirico dialogo di cui conosciamo solo alcuni degli interlocutori, ci si svela la nostra incapacità di essere ciò che vorremmo... ma anche senza alcuna difesa da arringare, una attenuante c'è ed è nella nostra fragilità che però, a quanto pare, non è arrendevole... splendido guizzo finale






