Girando un compasso
Azar Rudif
263 poesie pubblicate
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Come aste di compasso a disegnar cerchi
mai s’avvicinano, chi centro e chi matita,
su sfondi sempre diversi e roteanti
di pagine bianche e geometriche forme.
Avevo buttato l’orologio e mai più caricato il pendolo,
ma il tempo non si ferma, tiranno e feroce scorre
ed anche i compassi, stanchi, fuggono per la tangente
nel perpetuo moto che s’allontana nell’infinito.
Là scoprirò geometrie piane e solide di labirinti
e dodecaedri impossibili diventar nebbia e sciogliersi
in un deserto di foschi grigi e riflessi blu
lontano da un rosso sole che non albeggerà mai più.
Morirmi nel tramonto, su una montagna innevata
o lasciarmi andare in un mare infinito per sempre
dove non esistono altre terre come queste,
ma solo il sospiro di un Dio e del Nulla
che scoprirò di tonda forma come disegno di compasso.
Ha un compasso Dio che unico può disegnar tangenti
dove il perno dell’umano compasso ha solo bucato il foglio.
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L'autore
Azar Rudif
Commenti (2)
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Pagu15 giugno 2015
La ricerca della forma tonda nell'inesorabilità del tempo che passa. Una bellissima idea, uno studio profondo e un lavoro curato e affascinante, oltre che misterioso. Il poeta ritorna con un lavoro che sorprende e cattura perché sempre intense sono le geometrie dell'anima. Una poesia da ricordare.
Cristiano De Marchi15 giugno 2015
Interessante poter con un compasso fare quadrato alla nostra esistenza... mentre geometriche forme comporranno esclusivamente angoli di una vita trascorsa nel cerchio del nulla... forse tondo? Ha ragione il bravo autore, noi siamo perni di effimera esistenza e riusciamo solo a bucare il foglio! Lavoro egregio da leggere e conservare!


