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Sociale 23 giugno 2015 · lettura 1 min · 1715 letture

Vengo dal Sud del Mondo

Azar Rudif 263 poesie pubblicate
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Salivo sulle cime a contendere vista e preda al rapace, correvo nei deserti e nelle savane, volevo l’ombra delle Piramidi. Sono stato rapito, schiavo in un mondo nuovo con piante nuove dai batuffoli bianchi e piango su me in catene. Ma non ero io il vostro bene prezioso volevate oro, diamanti, minerali rari ché di loro siete schiavi. Per liberarvi di noi guerre alimentate, miseria, fame e morte create e da lì le vie di fuga segnate. Ora sono qua, nelle vostre stazioni, nei vostri ghetti, sui vostri scogli. Forse ho un nome, forse ho un Dio di sicuro ho la pelle scura e vengo dal Sud del mondo.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

L'unica soluzione possibile, giusta, socialmente e moralmente corretta è quella di restituire ad ognuno la propria terra. Se li facciamo fuggire creando situazioni di morte, fuggiranno sempre e verranno sempre in un mondo non loro. Le differenze vanno conservate e difese e la globalizzazione delle razze è solo una terribile teoria che si dimostra sempre falsa (anche in america si continua a sentir parlare di odio tra bianchi e neri o sbaglio?). (foto dal web di un reporter di guerra)

L'autore
Azar Rudif
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Commenti (5)

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chrysalis23 giugno 2015

L'uomo è ingordo e non vuole soluzioni, pur conoscendole perfettamente. -Più osservo il genere umano, più ammiro i miei cani- A. De Lamartine

piera tola23 giugno 2015

Complimenti per l'argomento scelto, ho appena commentato un'altra poesia similare e non mi dilungherò con tante parole... condivido pienamente il pensiero di queste vivide immagini l'albero del cotone ...un antico canto mi viene alla mente. Apprezzo molto la nota e al pensiero, credo anche io che sia così...l'unica cosa che mi sento di aggiungere è che abbiamo tutti bisogn di una profonda preghiera che ci illumini... sempre nella storia che si ripete. SF

Francesco Rossi23 giugno 2015

Quante volte la prepotenza dei paesi occidentali in nome del profitto ha distrutto culture, popoli, nazioni Lasciare la libertà a ogni popolo di esprimere le loro usanze e le loro culture deve essere un principio vitale di ogni democrazia. Nel contempo non si possono chiudere gli occhi quando dittature colpiscono i diritti e le vite dei più deboli occorre un percorso solidale che pare sia ancora molto distante dalle prerogative delle grandi potenze.

Pagu23 giugno 2015

Un lavoro corposo e ben fatto, riflessioni e nota che condivido e sostengo. Non vi sono tante soluzioni e il poeta ne suggerisce una che potrebbe portare un po' di serenità. Uno stile curato e un testo che convince fin da subito. Bel lavoro.

Anna Di Principe23 giugno 2015

Lirica che analizza la vicenda sempre più attuale, quella dell'immigrazione di chi dal "sud del mondo " sogna una vita migliore .Molti sono coloro che, però, si arricchiscono sulla disperazione di persone inermi e, pur condividendo la nota dell'Autore, il triste ciclo dei flussi migratori non cesserà, perché non si vuole politicamente. Un'opera di valore dal contenuto significativo, che fa riflettere ...Complimenti al Poeta per l'ottima pubblicazione.