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Riflessioni 5 luglio 2015 · lettura 2 min · 1753 letture

Strade senza direzione

Azar Rudif 263 poesie pubblicate
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Dagli angoli della notte sbircio un mondo odiato che pur mi possiede e vive a volte nero altre bianco verso una morte grigia. Sono sassi sulla follia sospesi le parole del girone dei folli ove tu poggi lieve i passi, ma altro inciampo, l’ultimo, nei vicoli della notte ti riporta. Cammino da immemore tempo su questi massi, inerpicati per mulattiere, seguo vie di roccia. Affogano umane idee nell’irrazionale pianto del salice divengono falsità nelle preghiere dell’araucaria e sia onta ai silenti celati dalle arboree ombre sine memoria et sofia delle eretiche gnosi. Una sola vita, solo di fuoco e d’aria tante vite, senza terra e senza acqua. Muore fiamma all’indurire della lava, affumica aria, di nero a ricoprirvi. Non avrete più terre né acque nè grotta per accogliervi e proteggervi. Iniziano a cavalcare da lontano e giungeranno. Ho un faro nell’occhio del mondo ho un falco in quello del Cielo e cerco i semi delle montagne cibo del mio silenzio. Le mie parole sono giunte ai confini dell’universo e non possono tornare indietro tra le stelle tutte si son spente e son buie le rotte. Continuo a vagare cercando porta per altro universo lasciando ogni ricordo del volo e vivere da puma nero. Ho trovato un seme di montagna, è un seme di vulcano, questo mangerò e vi lascerò vivere solo un falco. Amen! Adesso, è ora di una birra lasciamo la notte i suoi vicoli i suoi angoli bui seguiamo gli umidi lastricati fino al fondo, là c’è un’ostessa con due boccali pronti e scendi da quel paracadute non è un parco giochi il mondo sotto i tuoi piedi.
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Architetto Versi. Scritto a quattro mani con Azar al quale cerco di dare qualche consiglio (I II e ultima strofa), ma mi risponde in maniera incomprensibile, per me. Mi ha solo detto che l’araucaria è una pianta che prega, mentre il salice non sa guardare al Cielo. (foto di Azar prima di buttarsi con un paracadute... ed ancora deve arrivare a terra)

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Azar Rudif
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Commenti (3)

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Sara Acireale6 luglio 2015

Quattro mani hanno creato versi originali e... oserei dire geniali. Ho dovuto rileggere i versi più di una volta per capire il fascino di una notte da cui si "sbircia un mondo odiato" ma che (dopottutto ci appartiene")...Ci appartiene questo mondo anche se, a volte, se ne farebbe volentieri a meno. Mi hanno colpito molto questi due versi "Non avrete più terre né acque/nè grotta per accogliervi e proteggervi."...Alla fine si rimarrà nudi, senza un avere e senza un riparo. Si potrà sempre ricominciare, però...Si potrà ricominciare come protagonisti e non come comparse. Mi perdonerà il Poeta se mi sono lasciata prendere la mano, d'altronde nella sua biografia c'è scritto che "il pensiero ancora non si è capito"...

Pagu6 luglio 2015

Quante sono le strade da percorrere... quanti mondi dobbiamo esplorare, eppure la follia è nostra compagna di viaggio e i sentieri sono sempre più irti. Un lavoro corposo, a tratti sorprendente, sicuramente profondo e complesso. Il poeta ci illustra i suoi percorsi e ne esce una storia dal fascino acceso e coinvolgente.

Antonella Garzonio28 febbraio 2018

Una sola vita, una impervia via da percorrere fra i sassi, una società spesso incomprensibile, quasi assurda. Non ci è possibile tornare indietro, né fermarsi a cercare la direzione nelle stelle. Spesso la follia naviga nell’ombra che cela universi senza direzione. Bellissima!