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Introspezione 21 luglio 2015 · lettura 1 min · 1284 letture

Le mie terre

nemesiel 226 poesie pubblicate
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Di sole e di cemento la mia terra e vasi di gerani il mio giardino di quel rosso polveroso e bruno come sangue di secoli e di resa. Cantilena dal mare mi giungeva fiato amaro di sale dolce pianto di madre la risacca carezzava le violate rive. Ed ora in questa... figlia dell’altra e estranea tra i suoi troppi silenzi così afosi nel virginale stupore di un barocco che si narra danzando nella pietra e che s’infiamma e brucia nel tramonto impudente e senza filtri del suo cielo d’estate. Esule io che in esse non ho specchio Navigo senza stelle il mio tempo sbagliato.
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L'autore
nemesiel

Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne

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Commenti (14)

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Grazia Denaro21 luglio 2015

Figlia di due terre l'autrice, della prima figlia, della seconda figliastra. Un percorso, due vite che a un certo punto divergono per altre vie. Ma i ricordi, quelli restano nell'animo e servono a fare un bilancio di vita. Lirica da cui s'evince un filo di tristezza e nostalgia che arriva al cuore del lettore. Il mio plauso!

Rosita Bottigliero21 luglio 2015

Sentirsi uniti alle radici del cuore con una bellezza della presente vita... sono versi molto delicati... profondi.

Anna Di Principe21 luglio 2015

Una Terra tanto amata sia per le meraviglie del Creato sia per le vestigia del passato, ma ciò non basta per un animo, che esprime tensione ed inquietudine interiore. La poetessa egregiamente evidenzia quanto non sia importante ciò che ci circonda per il proprio intimo benessere e lo ribadisce nell'ottima chiusa. Molto apprezzato lo stile armonioso e le immagini evocative di ampio raggio. All'Autrice il mio plauso.

chrysalis21 luglio 2015

Anima errante che mai trova pace, la vita cambia e ci cambia

zani carlo21 luglio 2015

In pochi versi tutta la bellezza nostalgica per la propria amata terra che ora evidentemente si vive solo nella propria memoria... bellissime immagini di una poesia veramente bella.

Riccardo Ruschetti21 luglio 2015

Immagino l'autrice seduta a rovistare rumori nella mente che possano dare un'unica identità a quel ieri così dissimile e nel contempo simile all'oggi... per quei silenzi nascosti tra le pietre e quei tramonti che non tradiscono mai il cuore. La immagino figlia di quel calore... oggi forse troppo raffreddato... certo mai dimenticato, tra le incerte stelle del proprio destino che faticano a risplendere e segnare la strada a quei passi troppo sinceri... troppo veri tanto da sentirli lontani dalla polvere che la circonda. Non ha paura l'autrice a mettersi in mostra di fronte a quel mare che, più che a violar le rive di una spiaggia, sembra davvero sia capace di nettare, penetrare e dar risalto a ciò che brilla nel profondo della Sua anima.

Giacomo Scimonelli21 luglio 2015

interventi tutti meritati per un'Opera ben scritta e che suscita emozioni nel lettore... apprezzato lo stile e la musicalità dei versi

Bruno Leopardi21 luglio 2015

"... Navigo senza stelle il mio tempo sbagliato". È piena di tutto questa poesia e la sua chiusa sintetizza questo tutto. Una poesia di forte spessore umano ed una chiusa che racconta il presente come meglio poeticamente e umanamente non poteva farsi.

Daniela Zarriello22 luglio 2015

La vita con le sue scelte ci porta lontano e si va come il vento soffiando parte della nostra esistenza in terre che non sono la nostra, si perde un po' di noi per questi posti e alla fine ci si sente orfani ed anche della propria terra madre. Questo perché il tempo che scorre cambia tutto, noi, i luoghi, le persone, le atmosfere, non si sente più una vera appartenenza e, come esuli ci si sente senza un punto di gravità sicuro. Bella poesia che sa di atmosfere forti e passionali e di tanta malinconia.

Rosetta Sacchi22 luglio 2015

Terre messe a paragone, descritte in immagini chiare intrise di nostalgia ed amore, l’una a cui si sente profondamente legata, l’altra in cui è esule, ma entrambe muovono nell’autrice un senso di inquietudine.

Giovanni Chianese22 luglio 2015

Una lirica di grande spessore poetico rielabora immagini dell'amata terra. Un incedere di versi a descrivere valori antichi che nulla hanno a che vedere con la decadente realtà vivente. Triste il passeggio di un ricordare nostalgico come le giornate di sole su di una terra rossiccia e polverosa al canto del mare accarezzante le rive. Malinconia pervade l'intimo di un vivere altrove non collimante con i ricordi di una mente a spasso nel tempo su una terra senza radici, dove stelle di un cupo cielo non brillano come diamanti. Plauso all'autrice per questa bella poesia che mirabilmente suggestiona il lettore.

Salvatore Masullo22 luglio 2015

"Le mie terre", quella di Partenope e quella di Lupiae, quella passata che, malgrado tutto, continua a scorrere e rivivere nelle vene e quella del barocco salentino che parla al cuore con le sue pietre gialle esposte all'arsura dei secoli. Meravigliose pennellate di vita vissuta e di vita corrente che convivono in una stessa anima che ha saputo dominare e far coesistere gli opposti aneliti di una vita nata tra mare, sole, cemento, canto e disperazione quotidiana e l'altra che "si infiamma e brucia in tramonti impudenti e senza fili...".Identiche, proprio come le ho vissute anche io le due vite( la seconda sola di passaggio ma sufficiente a provocarmi le stesse emozioni che descrive, perfettamente, l'Autrice. Meravigliosa lirica, da incorniciare!

Ventola raffaele23 luglio 2015

Un canto nostalgico che apre ferite d'amore per la propria terra vista da due profili! quello di figlia innamorata che tutto perdona, e quello di figlia tradita che subisce impotente alle brutture del presente. Chiusa come sempre stupenda!!

Anna6224 luglio 2015

Salva la premessa che il luogo in cui si nasce ce lo portiamo dentro e in qualche modo siamo quel luogo fondante di terra e radici, l'autrice, ora guarda alla sua vita analizzando quanto del viaggio si è perso e quanto é rimasto. Si parte per andare sempre in un altro luogo e spesso si ha la sensazione di non essere arrivati da nessuna parte, come esuli che di altre "pietre" non sanno e non vogliono ascoltare la voce e dentro portano una latente nostalgia. Partenope e Leccese di adozione e quello che conta è sapere da dove siamo partiti, tenere vive le proprie radici ovunque andremo. Questo navigare senza rotta il tempo sbagliato, come una sorta di dislocazione spazio temporale, rende l'idea di quel sentirsi spersi.