Oh Dannunziana
Oh Dannunziana, poetessa mia,
che sfuggi dal tuo pavido talamo,
per cercar trasgressiva ispirazione
nell’amar chi ti conosce e ravviva
l’anima tua inquieta di venere
e carne sensibile che suona volando,
sopra il tuo amor sognato,
con le note dello strumento adorato.
Un brivido m’accompagna ai tuoi sussurri
di parole che riempiono l’anima mia,
mentre inseguo i tuoi sospiri come tracce,
che scintillano come stelle lontane
e mi dissetano i tuoi baci come acque
limpide di fontane silvane.
Non voltar per altre vie
a cercar rami di pesco in fiore
da tener fra le braccia
ed i tuoi capelli chiari
che brillano nel buio come faville
sui miei infiniti tormenti come sibille.
Rimani ancora, fatti accarezzare,
che la Luna è ancora alta in cielo,
a scaldar la mia antica selva
coi tuoi baci aulenti e di velluto,
a rimembrarmi squarciando il sacro velo.
Indovina lassù vaghi presagi,
sopra un mondo ottuso che mai cambia,
la Luna annuvolata che fa capolino,
guarda imbelle, ignara del nostro destino.
©
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