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Sociale 8 agosto 2007 · lettura 1 min · 1659 letture

Abissi moderni

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Daniele Piredda 240 poesie pubblicate
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Amìr che si alza dal suo letto inventato, si mette le scarpe ed è già vestito; io che spengo la sveglia che mi fà bestemmiare, una doccia, la barba e un caffè per uscire. Amìr è già in strada col bastone per vetri che sorride e s'inchina sotto la tangenziale; io che avvio il motore, accendo il lettore e mi regolo i gradi del climatizzatore. Amìr ha perduto due fratelli e la madre, è fuggito col padre per non farsi ammazzare; negli occhi nasconde, mista al dolore, la colpevole gioia di chi continua a campare. Io, sul tavolo verde, ieri ho perso un milione, ma stasera son certo di potermi rifare; al semaforo rosso, per salire d'umore, mi allungo una striscia e comincio a tirare. Amìr si avvicina con il suo bastone, mi sorride e s'inchina sotto la tangenziale; io, grattandomi il naso, ingrano la prima, poi gli sgommo davanti e lo mando a cagare.
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Commenti (1)

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Simona Scudeller30 agosto 2007

Ho letto con attenzione questo testo e la dualità della scena rende la lettura più interessante. Mi ha fatto venire in mente i dialoghi di Covatta, nella drammatica comicità tutto è tristemente reale. sinceri