IL CEDRO (come un cedro)
Che cosa vedo da questa finestra?
La solitudine posso toccare,
sincera e vera sempre ogni giorno
sfiora l’aria vergine del pomeriggio
vicino al riposo dell’ autunno
oscuro in pace con se stesso
Nella tomba,
le tue ossa sporgono, semplici
e rotonde le sagome di crani spogli
nelle radici profonde dell’ anima
di bulbi lasciati nell’ orrenda stagione muta
Basire nel vento,
mentre la terra trema nei bisbigli
minaccia la vita, la violenta traduzione
del corpo nelle parole inutili e scarse
nel mondo ...
Non vidi la fine,
né l’ inizio del giorno, atteso
accanto a mobili antichi e sogni rapiti
nei canali della verita’ e della paura,
del terrore di rivedere l’ amore in te
Non vidi l’ inizio,
solo la fine della vita nostra,
salvata nei respiri del tuo commiato,
mentre cadevano aghi dal cielo...
ancora firmai, unico amico mio...
con resina ...nel cuore,
nell’anima, nello spirito:
un’ ultima volta dichiarai
l’ immortalità di questo sentimento
©
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Commenti (1)
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Francesco Rossi11 settembre 2015
HO LETTO CON ATTENZIONE, io nel verseggiare non userei mai un modo esplicito in modo particolare l'aria vergine del pomeriggio, magari dopo una mattinata in cui l'aria è stata contaminata dallo smog, poi la sostanza poetica si rivela di ottima fattura sia per quel " cadevano aghi dal cielo" che chiude in modo originale e con classe la composizione.
