Il paradigma dell'elefante
Appoggio il mio orecchio allo sterno dell'elefante,
un palmo sotto
alle buone azioni
di chi annaspa prose
con spalle curve
e voce grave,
come mattine che non nascono
e di nebbia in nebbia
si trascinano alla sera:
umidi deserti a cui m'appoggio
la mente,
da perdente.
Mi dissolvo in rumori
e inchiostri cutanei,
a complicare il comune sentire del possibile...
Se potessi bacerei
le parole non dette,
le strade non percorse,
le mani sfiorate ma
ho ossa piccole,
da insetto,
lo stesso che si crede farfalla la notte e
bruco con l'alba.
...E mentre gli occhi indugiano su quella deliziosa bruna rugosità,
la febbre mi assale e pulso...
Da qualche parte pulso.
©
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