Sulla fune di lana appesa nel vuoto

Ho imparato a danzare
su una striscia di fango
a immaginare cime di neve
a respirare la pioggia.
Mi sono piegata
sulla curva del vento
ho seguito
carponi
una bava di luce
nello squarcio del giorno.
Il guasto del tempo
ha scalfito le ossa
mentre il cielo nasceva e moriva.
E chiedevo perché
poi la domanda è rimasta sulle labbra:
perché vivo
quando il sole s'annega
se d'un balzo è la fine dell'ora
pro nobis
che godiamo il peccato
e s'ignora il destino
a dondolare s'una fune di lana
appesa nel vuoto.
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L'autore
stefania giacarelli
Quando ero piccola sognavo di diventare scrittrice, e imitando Jo,una delle "Piccole donne" del romanzo,prendevo due mele e andavo a nascondermi in casa per scrivere...crescendo la vita mi ha portato altrove, ma ho sempre scritto,qualunque cosa, ovunque...su tovagliolini dei bar, sugli scontrini dei negozi...perché qu
Commenti (1)
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Francesco Rossi22 ottobre 2015
Io in alcuni casi sono per godere appieno del peccato perché sensorialmente concedoalla vita movimento libero opero senza precludere e non voglio essere precluso in sostanza in linea con questo pensiero poetico
