Azzurri sudati
Duilio Martino
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Non è più tempo di parole impure
di fosche sringhe o di ufrasi fumose
per di più spese a stemprare con fiati
ammorbiditi gli infiammati armenti.
Di quieti brevi e di lunghi lamenti
non è più tempo e d’urla imperiture
di ceri neri e di pietose rose
che adornano sacrari improvvisati.
Ma non morremo di carmi ammorbati
di sibili insidiosi di arse menti
di fatue crude o d’inumana scure
che sul capo infedele pende; eppure
la cura sfugge e sfumano i sudati
azzurri dentro tenebre ruggenti.
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Duilio Martino
Commenti (3)
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Stefano Drakul Canepa23 novembre 2015
la solita grande maestria tecnica che qui si accoppia con la grande attualità dei contenuti. Stupisce, e fa pensare. B r a v i s s i m o
Alberto De Matteis24 novembre 2015
Pur non essendo codificato, come osserva il bravo Autore, tra quelli classici, questo sonetto lo trovo secondo il mio sentire, ben stilato e con versi endecasillabi perfetti e lo catalogherei tra quelli moderni. Piace il contenuto dall'attualità profonda ed intensa.
Sara Acireale25 novembre 2015
Il sonetto, nel suo genere, è perfetto... Non solo è ben stilato in endecasillabi ma rende anche l'idea che vuole comunicare il Poeta. Un argomento di tragica attualità, purtroppo, di cui tanto si è parlato, che ha avuto una vasta eco ma ancora nessuna soluzione. Auspico che si pervenga a una soluzione per questo problema



