Dissolvenza
Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne
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Si coglie in questi bellissimi versi la consapevolezza del peso del tempo che scivola imperterrito tra le pieghe della vita, un "cadere" incondizionato che sa di incurante leggerezza. In quell'ascoltare il "nulla nel vuoto" si coglie la disperata ricerca di qualcosa che sappia dare un senso al "finire del giorno"...che sappia andare oltre la naturale magia di un tramonto (come ogni meravigliosa forma che la Natura quotidianamente ci dona) così da respirare a fondo gli attimi di eterna dissolvenza che si materializzano tra un minuto e l'altro... tra un secondo e il successivo andando a comporre una lunga dolce candida catena che sa di vita vera.
alla sera si è portati a raccogliersi e domandarsi il perché del nostro essere, del nostro vivere e di come ci rapportiamo con Colui che ci ha redenti Lui che è infinito amore saprà accoglierci e confortarci... e non ci lascerà nell'angoscia della sera. molto profonda...
Ed è eccola la magia della poesia in pochi versi, la chiusa è magnifica, la fine del giorno e il sonno/sogno come liberazione dalle catene. Incanto.
La magia dei versi, la pesante consapevolezza dell'essere, in pochi versi una grande verità. Lirica intensa, bella ed apprezzata.
un poetre che ci rende conspevoli del trascorrere del tempo... un mirabile chiusa che impreziosisce l'opera... versi belli e raffinati il mio elogio
Sono molto colpita da: " Se Dio dorme nella pietra" come se, nonostante il suo amore restasse immobile e fermo di fronte al dolore, la disperazione! Nonostante ciò, tutta la poesia è una delicata sensazione interiore ... esistere, talvolta è di una tristezza stupenda! Questo ho sentito!
Proprio la sera, quando tacciono tutte le voci ed ogni rumore del mondo circostante, il tempo che inesorabilmente passa dona quella dolente tenerezza che avvolge l'anima
C'è inquietudine in questi versi che parlano del vuoto, del nulla, del finir del giorno... Stempera i toni quel dono di tenerezza, comunque dolente, che il tempo regala quando arriva la sera. Sullo sfondo c'è un Dio che consuma il "sonno" in una pietra ed il "sogno" dentro un fiore: un distinguo notevole tra ciò che è dura realtà e ciò che è anelito del cuore e dell'anima di un uomo che, sul finire della sera, si sente debole. E questa fragilità dell'essere chiede un'acoglienza lieve durante la caduta: è questo il desiderio e l'epilogo del nostro vivere; dopo una vita dura l'uomo vuole essere accolto, lieve, nell'infinito. Ottima la chiusa e tanto di complimenti all'Autrice che, in pochi mirabili versi, racconta le nostre paure!







