Ingenua bellezza

Per somigliare ai tuoi bei capelli
d’oro brunito, ‘l sol invano splende
e la bianca fronte tra i gigli belli
confonde, mentre ‘l mio cuor sorprende.
Quando gareggia coi loro steli snelli
il collo tuo d’avorio si distende.
Con le tue labbra rosse non favelli
e la “rugiada” la mia mano prende
come cristalli dalla tua bellezza.
Il tempo sulla rosa è già veleno
che non disdegna la tua rosa pelle,
marmo di Dea, d’arte, ancor ribelle,
prima che ‘l diafano, ‘l mutar baleno,
veli d’argento qui la tua freschezza.
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Commenti (1)
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carla vercelli23 marzo 2017
Bellissima questa libera rielaborazione di un sonetto di Luis de Gongora, uno dei poeti del Siglo de Oro spagnolo, il periodo di maggior gloria politica e anche culturale per la Spagna. Nei versi, ben rimati e scritti, idealizzazione della figura femminile che non a caso fa porre questa poesia nella categoria spiritualità. Molto piaciuta ed apprezzata!
