La ballata dell'uomo- pezzetto
Un uomo- pezzetto
avea solo il petto,
la testa sul busto
e nulla oltre il fusto.
Gli chiesero: “Dove
hai lasciato le braccia?”
“Saranno ora altrove
-si fe’ scuro in faccia-:
mi furo amputate:
ricordo il rimbombo
laggiù allo strapiombo
di due granate.
Gli chiesero: “Dove
hai lasciato le gambe?”
“Le ho perse, sì, entrambe,
le ho perse... ma dove?
...ricordi confusi...
Ricordo che un giorno
non feci ritorno
perché alcuni visi
mi dissero: Vieni,
dobbiamo portarti
a bordo dei treni
per interrogarti...”
Gli disser: “Peccato!
Un uomo sì bello
così menomato!
E dopo il macello,
quaggiù in questo mondo
che cosa ti resta?”
Gli disse: “La testa!
In fondo in fondo
un po’ fortunato
lo sono: altri umani
che hanno arti sani
la testa han perduto.”
Restò solo e muto
laggiù sulla via,
restò in compagnia
del suo starnuto.
La folla che, attratta,
si era addensata,
lasciò sconsolata
lui e la sua gatta:
per sola compagna un felino,
la noia il suo solo destino.
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Commenti (1)
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Sara Acireale21 dicembre 2015
Molto originali questi versi che mi trovano in sintonia con il Poeta... Anch'io penso che se manca qualcosa nel corpo ma rimane il cervello che funziona (oggi pare che si è perduto il cervello) possiamo ritenerci fortunati, vista la desolazione che si avverte in giro. La massa non sa più fare funzionare la mente, non riesce a formulare un pensiero libero, sembriamo marionette manovrate da un filo invisibile
