Dolore

L’ultimo sguardo me l’hai regalato,
da una lettiga del pronto soccorso.
In una muta sala d’attesa relegato
fissavo con ansia una porta chiusa
Davanti a Cristo mi inginocchiai,
supplicando avere buone notizie;
col cuore in preghiera lo invocai
in compagnia di sorelle novizie.
Un medico dalla porta s’affacciò,
proferì parole di un freddo rumore;
con sguardo agnostico mi guardò
le tenebre scesero nel mio cuore.
Un borsone portavo dal tuo alloggio,
lo chiesero con uno sguardo contriso.
stavan vestendoti per l’ultimo viaggio,
lacrimavo l’attesa a riveder il tuo viso.
Funerea porta apriron d’una stanza,
tu mamma, giacevi già nella bara!
Legno che chiude ad ogni speranza
nel riavere in vita una persona cara.
Instancabile ho baciato la tua fronte
accarezzando la tua fredda mano,
sussurrando amati ricordi in mente
anelando un tuo risveglio invano.
Ho vegliato nella notte la salma
piangendo ricordi insieme vissuti,
non udrò più la tua voce calma
né il calore dei tuoi abbracci muti
Ho impresso il tuo materno viso,
prima che chiudessero la cassa,
nel più prezioso tessuto lo inciso
sarà lì! Anche se il tempo passa.
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Commenti (1)
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Pietro Saglimbeni19 gennaio 2016
Penso che a tua mamma sarebbe piaciuta questa semplice e toccante poesia... questi versi mi piacciono in modo particolare: Aprirono la porta ad una stanza, tu mamma giacevi già nella bara! Un legno che chiude ad ogni speranza di riavere in vita la persona più cara. No ti faccio le condoglianze perché tua madre vive... nelle tue parole ed in te!
