Dighe
Massimiliano Moresco
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Bisognerebbe essere dighe
arrugginite tra le fughe
senza il timore dell’umidità
che si posa sugli occhi
non appena guardiamo la notte
con pelle stesa sui bordi
della steppa
versare il tempo tutto
dietro le pupille
in un soffio destinato
a posare l’alba nelle guance
e la falda del pallore
ad inseminare l’ossigeno
che si slaccia dal pulsare.
E rimanere stesi ad osservare il corpo
annuendo ad una foglia che in cielo vola
effimera, a disdire la gravità del suolo.
©
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L'autore
Massimiliano Moresco
Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n
Commenti (3)
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Paola Riccio22 gennaio 2016
Molto bella, mi ha ricordato i pensieri del principe Andrej morente in Guerra e Pace. Ottima chiusa, la morte è liberarsi dalla gravità del suolo.
Merlino22 gennaio 2016
estraniarsi dal mondo... unico modo per congiungersi ad esso. Gran bel lavoro
carla composto22 gennaio 2016
emozionante lirica che ci porta su un tema discusso da molti... bravo il poeta che con bravura e leggerezza lo propone... il mio elogio



