Tra lasco e bolina
E già
ho preso la misura
a scendere e salire
nuovi gradini anziani
due passi ad ogni ora.
E guardo giù.
Quasi potrei seguire la strada
con il pensiero
seduto a questo tavolo
mentre giro il cucchiaio nella minestra
tra tocchetti di pane datato
un goccio d’olio vergine
sbrigativamente.
Dentro la mia bocca
la lingua ha già sulla punta
un non so che di lessico nostrano.
Non è nient’altro di pensieri
scritti qualche anno prima
ai cenni di candidi colletti
cravatte in tinta coi calzini
immagine di sé e se annebbiata
e non solo per il clima.
Ora ho il permesso di parlare
in toppe della mia persona
che non ho gettata via.
Eppure ammetto il fatto.
A questo punto
desidero l’umiliazione
non da un gradino più alto
senza più voli ad una porta chiusa
a fare la comparsa
ma di posarmi sul mio nome
ai ganci dell’impaccio
con pena sul suo odore di panno steso.
©
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