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Riflessioni 27 gennaio 2016 · lettura 2 min · 1281 letture

Il filo spinato - (per non dimenticare)

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G Paolo Landoni 39 poesie pubblicate
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Nell’ammutolito silenzio del cortile cinto da invalicabili reti con lo spinato sulle somme file soldati camminavano a muso duro con nelle mani il loro fucile perlustrando ogni angolo del campo. Seminascosto dalle tende di casa avvolto nell’innocenza tua vitale sereno te ne stavi a vedere uccelli nel loro tranquillo rituale sorvolare l’ampio perimetro del campo cinguettando in armoniosa corale. Raccolto nei tuoi semplici sogni ticchettando il dito sui vetri li additavi imitando quel loro ghigni mentre mamma accarezzava quei tuoi bei riccioli castani con in se la paura di un di perderti. Nella tua regnante serenità il tuo mondo era senza ruggini non sapendo che al tuo fianco morivano molti uomini causa di una crudele bestialità che dell’umana vita ha perso i confini. Ma un dì i tuoi occhi videro l’orrore tua madre pur di non farti prendere fu percossa senza pudore e su lei la morte chiuse gli occhi mentre in te saliva forte il dolore scardinando per sempre i tuoi sogni. Spronato dalle sue ultime grida scappasti verso il lontano spinato cercando una fuga dal quell’orrore uno sparo e tutto ti fu annebbiato nel cadere alzasti la destra al cielo perché lassù non saresti stato schiavo.
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Per la giornata della Memoria, qualche giorno fa ho scritto questa poesia. Per l'evento, questa e altre poesie di autori amici del sito "Amici d'inchiostro" che hanno aderito l'altr'anno all'antologia poetica.

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L'autore
G Paolo Landoni

Nasco e vivo a Rho, città a pochi chilometri da Milano. Il nome con il quale firmo le mie poesie (o, come normalmente sottolineo, le mie “scribacchiate”) è “Nilodan” (diventato poi “Nilo” per gli amici di forum): un semplice, quasi banale rimescolamento delle lettere del cognome spingendomi ad adottarlo e a farlo dive

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Commenti (2)

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Ausilia Giordano27 gennaio 2016

Una storia di esperienza vissuta chissà da quale fanciullino. Tremenda e dolce nel tuo modo espositivo. Quanto dolore e quanta rabbia dentro, quante illusioni e disillusioni, per milioni di persone considerati indegni di esistere.

Clelia Maria Parente27 gennaio 2016

Una poesia triste che mostra all'uomo la cattiveria che sovente prende verso il proprio simile. La mamma che difende il figlio, che muore lei per non farlo colpire, il fuggire verso il filo spinato per cercar scampo alle atrocitò, ma uno sparo lo raggiunge, non riesce più a vederci chiaro. La sua anima vola nel cielo e con la morte si libera dalla schiavitù. Versi stupendi ma molto molto tristi, inteneriscono il cuore, commuovono. Complimenti!!