L’autunno della vita
Seduto sopra a un masso
stuzzicato dal vento brezzato
ammiro uccelli in transito
svolazzare giulivi in cantico.
Ancorati nei silenzi universali
osservo quei monti inanimati
fissando quell’innevata cima
memore luogo di ultima gita.
In quel dì ci sorprese la tormenta
scendendo la nebbia era densa
sotto una fiocca dal gelido sferzo
sembrava essere scesi all’inferno.
Intorno a noi già s’alzava il buio
la nebbia era un invalicabile muro
nessuno mormorava nulla
in tutti s’era alzata la paura.
Eravamo quattro amici fin dall’asilo
a cui piaceva andare in giro
la gioventù ci ampliava le vedute
allietando le nostre avventure.
Ora siamo nell’autunno della vita
con l’età si cammina su un’altra riva
Ares è da poco salito in cielo
ultimamente era diventato cieco.
Ormai ci si si ritrova in tre
al centro bar per un caffè
a ricordare le nostre avventure
ridendo anche delle varie cadute.
Mitica quella di Orso nel ruscello gelato
mentre chino fotografava un somaro
e tra una cosa e l’altra ancora
la giornata non passava vuota.
Una sol cosa mai abbiam fatto
espugnare la vetta del Corno Alto
e nel dire sempre “sarà per la prossima”
siamo così giunti all’autunno della vita.
Ora con l’età s’è chiuso ogni entusiasmo
ma in noi mai c’è stato rimpianto
anche perché il Corno Alto
sta immortalato in una tela di Franco.
©
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L'autore
G Paolo Landoni
Nasco e vivo a Rho, città a pochi chilometri da Milano. Il nome con il quale firmo le mie poesie (o, come normalmente sottolineo, le mie “scribacchiate”) è “Nilodan” (diventato poi “Nilo” per gli amici di forum): un semplice, quasi banale rimescolamento delle lettere del cognome spingendomi ad adottarlo e a farlo dive
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