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Riflessioni 21 gennaio 2019 · lettura 3 min · 561 letture

Odissea in alto mare

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G Paolo Landoni 39 poesie pubblicate
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Sotto l’imperversare della guerra ho lasciato la mia martoriata terra percorrendo valli e monti mi nascondevo alla luce dei giorni correndo solo a notte fonda per sfuggire alla vista della ronda. In quella notte di nuova luna ho raggiunto una piccola radura ormai da tempo non mangiavo avevo freddo e mi sentivo malato i piedi mi facevano molto male attorno il silenzio era tombale. Sedendomi un attimo sotto le stelle la brezza mi accapponava la pelle in me s’incuneavano le paure ormai il mio destino era di esule così l’ultima ancora di salvezza era d’andarmene dalla mia terra. Nel correre a volte inciampavo pur imprecando sempre mi rialzavo sperando in una non lunga attesa l’imbarco era alla baia nera la mia speranza era un mondo nuovo dove poter vivere in modo dignitoso. Ancorato a riva un vecchio barcone tenera la luna, si cullava sulle onde come fioche luci di lanterne nel cielo poche erano le stelle mentre stavamo tutti nel raggelo rombi d’aerei solcavano il cielo. Navigando sulla distesa del mare qualcuno prese a vomitare altri pregavano il loro dio mentre chiedevo aiuto al mio trovato un posto isolato mi sono addormentato. Uno scossone mi ha svegliato il mare s’era fatto molto agitato nel barcone s’era aperta una falla ormai eravamo seduti nell’acqua la nebbia aveva calato il suo muro davanti a noi solo un mondo oscuro. La paura ci invase gli animi urlando molti seguirono i primi trovando in quel mare la loro pace per loro, tra me dissi un Ave vedendo una grossa tanica mi buttai su quella spessa plastica. Avevo freddo e tremavo vedendo luci lontane urlavo nel suo ondoso il mare mi travolse no... non volevo vivere quella morte disperato risalii da quel terrore aggiungendo alla mia vita nuove ore. Avendo un forte mal di spalla nel mio teso faticavo a stare a galla ma vedendo l’alba rinascere mi feci forza per nuove mete ora il mare era in onda placida e nel silenzio sentivo delle grida. Una mano richiamava aiuto nel mio stato confuso raggiunsi quell’anima indifesa la riconobbi, era la piccola Teresa a se stringeva un orsacchiotto vedendomi si aggrappò al mio corpo. Davanti a me galleggiava la morte solo noi due stavamo stretti forte tra i raggi delle prime ore vite spente ondeggiavano al sole in me piangevo per l’amaro dolore d’aver perso amici di ogni nazione. Non so quanto tempo rimasi in mare mi son svegliato su una nave addosso non avevo più i miei stracci ma abiti asciutti e scarpe con i lacci chiesi dove fosse la piccola Teresa dal mutismo del capo intuii che non c’era. Chiudendo gli occhi mi misi a piangere non ci potevo, no... non volevo credere che pur lei fosse annegata in quel mare dove seduti a riva le raccontavo le fiabe no... lei era sulla spiaggia con l’orsacchiotto dove spesso andavamo a vedere il tramonto.
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Eventuali nomi sono di fantasia © Nilodan - L. G. P. 2019

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L'autore
G Paolo Landoni

Nasco e vivo a Rho, città a pochi chilometri da Milano. Il nome con il quale firmo le mie poesie (o, come normalmente sottolineo, le mie “scribacchiate”) è “Nilodan” (diventato poi “Nilo” per gli amici di forum): un semplice, quasi banale rimescolamento delle lettere del cognome spingendomi ad adottarlo e a farlo dive

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