Wat Arun
Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne
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E' un cuore aperto che parla... pronto ad attendere che tutte le scorie di quella che viene chiamata "notte" possano sparire... per lasciare finalmente spazio alla "luce" tanto attesa illuminare il Tempio dell'Alba (Wat Arun)...uno sfavillio saziante l'anima, capace di far dimenticare la lunga attesa perpetrata per finalmente e liberamente... amare. Cattura l'immagine di quel buio che non deve necessariamente sparire, ma diluirsi... sciogliersi... giusto per non dimenticare la fonte della nuova luce, radice di quel "piccolo tutto" da illuminare col fulgore di un'anima ritrovata tra le braccia di un'eterna emozione.
Bellissima similitudine in apertura: i nostri essere uguali agli elementi della natura, gemme che si allontanano stanche come "l'eterna compagnia abbandonar l'amante". Nel corpo centrale della lirica si erge sovrana la speranza, il sentimento dell'attesa che si perde nell'infinito in speranzosa quiete. Maestoso il finale, un epilogo d'amore, dove il sorgere dell'alba coniuga finalmente occhi negli occhi, persi in quel tempio della luce che il primo mattino regala. Grande lirica, versi molto musicali, dolci, melanconici, molto apprezzati. Complimenti!


