La passeggiata del folle poeta
Giulia Gabbia
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Se ne andava
dove moriva il giorno
con il capo appena chino,
il tramonto sulle spalle
lasciando orme
sulla sabbia bagnata.
Passo lento e delicato
di chi non solo pensa
ma ascolta,
con molta attenzione
ogni fruscio, ogni piccolo rumore
per farla divenire parola.
Quella parola
che l'avrebbe dedicata
al mare quieto
lo stesso mare
di ieri
che si mescola
con il crepuscolo del cielo
lo stesso
di ieri.
Di quelle anime sparse
nel cielo
piccoli e grandi emisferi
ove tutti le vedono
ma che pochi sanno ascoltare.
Sfiora appena il sospetto
d'essere stato lui il prediletto.
Si ferma
con mezzo respiro
ad un passo dalla riva
raccoglie con mano
una conchiglia,
un sorriso e torna indietro
©
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L'autore
Giulia Gabbia
Sono nata un giorno d’estate .In un giorno come tanti ,uguale ad altri fatto di routine quotidiane e di tran tran giornaliero . Un giorno di afa, uno di quelli in cui la città rimane vuota e silenziosa .E’ proprio in quel giorno dove il silenzio emergeva lungo la corsia dell’ospedale, cosa rarissima da sentirsi, che
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