Un giorno, risveglio
Inizia con luce nitida,
e specchio mio dolce,
ti senti più stanco di ieri.
Si passa ad un pasto, collera!
Giornale che parla e sentenzia,
passati di nubi e foschia nelle lacrime.
Gestisco il mio giorno fetido,
non voce al lavoro,
non tace la penna,
mi macchio le mani di cose degli altri.
Si sprecano voci,
si spalancano stomaci duri
e pesanti, ripieni di strazio.
Gestisco il mio giorno pessimo,
non vedo lavoro
non sento lavoro.
Immagini di nubi tossiche
costrette da genti unanime,
spaventi da facce marmore,
bombe che infrangono.
Ritorno da un tempo di caffeina forzata,
con schiena pesante,
orecchie otturate.
Finisce con buio tetro,
e specchio mio dolce,
ti vedi le fiamme negli occhi.
©
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L'autore
Antoniazzi Marco
Troppe volte mi perdo nella razionalità e nell’irrazionalità. Quando scrivo mi trovo in momenti di difficoltà emotiva, dovuti all’eccesso che che riesco a levarmi di dosso.
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