Un caricaturista
Mai più mi proposi di esser sincero
da quando lasciai la stupida scuola,
da quando dissolsi i miei sogni di gloria
per un povero stupido inutile al mondo,
un povero stupido professore di storia.
Fu sonnecchiando nella sua lezione,
la testa reclina sul quaderno di appunti
dove ritrassi, certo per sfizio
la sua immagine sul frontespizio.
Questa scoperta lo irritò sul serio
e mi derise sotto gli occhi di tutti
come se fosse un fallo, davvero
fare del mondo un ritratto sincero.
Mai più mi proposi di fare sul serio
ma, morta e sepolta la cara pittura
scelsi dell'arte la strada distorta,
la stravolta strada della caricatura!
Che estatico stato ritrarre i passanti
in pose ridicole, in pose umilianti
senza rispetto ritrarre sicura
sotto il belletto, la vera natura.
Come vedere la gente più seria
che ride di sé, della sua miseria
che senza vergogna deride i passanti...
per esser derisi si paga in contanti!
Ma che delizia strappare sorrisi
al giovane, al vecchio che ridendo s'ingozza
vedere riflessa nella tavolozza
la loro anima che si guarda allo specchio.
Ed ogni passante che la porta via
l'appende ad un chiodo delle quattro mura
mostrando ai suoi ospiti l'estrema bugia,
il volto più vero della sua natura.
Godere del riso, di piaceri scaltri
goder del distorto godere degli altri
ma un misero dubbio mi assale ad un tratto...
che immagine mai avrà il mio ritratto?
Così era scritto sui fogli ingialliti
del vecchio quaderno di appunti,
così era scritto, mentre all'inizio
c'era un ritratto sul frontespizio.
Ma ciò che colpì i molti passanti
fu la sua sagoma sul nero asfalto,
ma ciò che colpì i molti passanti
fu quel buon giovane morto d'infarto.
Morto sul colpo, con un colpo al cuore
tra i dolci pianti delle signore
che ancora leggono, scolpito al viso
il taglio marcato del suo sorriso.
E accanto ai colori, ai pennelli sporchi
giace la tela di fresca pittura,
la tela sgargiante dove ritratta
è la sua immagine in caricatura!
©
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