Sentire la fine
Foglie ripiene di umida vita,
lasciate cadere da distratta svista.
Mi trovo in ruscelli stracolmi di sassi,
con gelide mani a toccare i miei piedi.
E muschio intrinso di rabbia gelata,
con pesci di fame e ruggine addosso.
Non odo più il senso del giorno,
le notti son tutte di luce prezzata.
La pelle appoggia su un manto di spine,
adagio mi lasciano addosso il dolore.
C'è carne che più non capisco,
E gli arti lavoran da soli.
Un attimo ancora per stare a guardare,
ricordi e sogni d'infanzia.
Foglie dal peso di avanzi di vita,
adagio riposano migranti eremita.
Son colli e son monti le false speranze,
sommesse ad un caldo, asfissiante il cadere.
L'appiglio su rami e radici costose,
ma fragili e a volte taglienti.
Negli occhi vi é carta abrasiva,
il sole del dì nasconde il riflesso
del lento patio che risplende nel buio.
Gli sguardi mi restano addosso,
mi sento più sporco, ossessione degli altri.
La seggiola dondola un po',
seccante restare ancora a sentire.
Lasciatemi stare, cammino da solo.
Foglie leggere e affilate, la vita
ha lasciato insecchire, quest'oggi é finita.
©
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L'autore
Antoniazzi Marco
Troppe volte mi perdo nella razionalità e nell’irrazionalità. Quando scrivo mi trovo in momenti di difficoltà emotiva, dovuti all’eccesso che che riesco a levarmi di dosso.
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