La battona della statale
Germoglio sbocciato in un buco,
vissuto in un fosso,
tagliato da falci affilate.
Mia madre sorrise al presente,
poi visto il passato,
rimprovera ancora mio padre,
che gli occhi ed il vino,
l'han reso flagello.
Se l'aria e il tabacco
fan sempre l'amore,
se gioia e dolore
incrociano false speranze.
Accade che anche le mele,
cadendo si sbuccian,
e marce divengono,
nell'umida estate.
Su giovani banchi,
cartelle imbrattate,
toccate smorzate,
violenza di lingua.
Se'l tempo passava
la vita arrivava,
Giovanna mia cara
qualcosa restava nel cuore.
Poi quello che senti del corpo,
son solo dei boccoli d'oro.
Non pietre preziose,
non pelli costose.
Son venti e son tante
le estati passate,
maggiori i miei figli
ti stanno a toccare.
E' asfalto ora quello in cui credi,
l'amore di piccole cose.
é un tetto ora quello in cui vivi,
con l'odio a doverci tornare.
Son solo fumose paludi,
le azioni che incontri ed eludi.
Le genti che vedi e ti scopi,
son solo nei giorni che vivi.
La sera é un cristallo più freddo
del fuoco in inferno.
La lama che in grembo ti ha presa
ha lasciao il germoglio cadere.
Asfalto macchiato di sangue,
per quattro sbiaditi denari?
Giovanna hai capito,
che voglio l'amore per te.
©
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L'autore
Antoniazzi Marco
Troppe volte mi perdo nella razionalità e nell’irrazionalità. Quando scrivo mi trovo in momenti di difficoltà emotiva, dovuti all’eccesso che che riesco a levarmi di dosso.
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