Terdozì
Canto dei coni inteneriti di muschio
che macchiano il Tramazzo.
A pochi chilometri è
sito Tredozio, e sovra al paese
vi è un Castellaccio
un menhir di pietrisco
che arride al paesaggio.
Vi sono i mulini di Lutirano
e a pochi passi dall'ameno villaggio
s'apre un prospetto: Campaniano.
Ah Celarsi pel nerbo dei monti!
Come Marradi e il suo ponte Romano, Modigliana e la rocca dei Toschi,
Brisighella orlata di bianco dalla pulsante vena di gesso.
E' Come un panorama selvaggio
una visione che dà capogiro
Un padiglione senza posti letto né bagno
Un sacro tempio dove pregare
un ventre materno dove dormire.
Siamo stretti. Stretti ad un unico cuore!
E come magi siamo commossi. ADOREMUS ai piè del Vulcano
che s'erge sul retro di un fabbricato
dai vermigli cancelli ormai arsi di ruggine.
Senti come incalza il ribollir della Busca, solerte!
In germe sono accolto nel divino grembo
e piango mentre pavento il distacco.
La consapevolezza che da un giorno all'altro
possa svanire l'incanto mi porta a consacrare il momento
Fisso per l'ultima volta questo cielo color lapislazzulo
Prima di perdermi nel peggiore dei mondi possibili,
prima di parlare per sovrastrutture.
Chiudiamo tutte le cose in plichi,
le suddividiamo in blocchi e poi le stipiamo in pacchi.
Non fanno eccezione i corpi: barricati in case, decomposti in casse.
Perché tutto ciò che in cattività ha una bellezza abbacinante
deve essere necessariamente circoscritto?
Devo ricordarmi che parte di Tutto è qui/
che parte tutto da qui
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!