Quando il cielo era ancora nella stanza

Vedo un vuoto pieno di ricordi nei suoi occhi,
uno scrigno colmo di parole
difficili da capire.
La sua bocca ha una forma confusa
inspiegabile d’aspetto quasi
ingoiata dalle labbra.
Chiedo: come stai oggi?
Lei mi risponde con una lacrima
appiccicata ad un sorriso svanito...
Le accarezzo la mano antica e calda
e penso a quante volte la sua pelle
ha sfiorato la mia, sorride calma,
gli occhi hanno orbite astratte
sono buchi che vagano nei ricordi
difficili da trattenere.
La guardo mentre l’accompagno nel suo letto,
ultimo rifugio sicuro, protetto, conosciuto.
La stanza ha ancora il cielo stellato di tante notti
di tanta vita passata, sembra ieri invece è già domani.
Mi guarda incuriosita mentre la vesto per la notte,
mi tocca mi annusa mi chiede...
"tu chi sei?" con il sorriso triste ma quieto...
"sono io mamma, tuo figlio... ricordi chi sono?"
Un attimo e il suo viso si ferma come un treno
al capolinea poi come un filosofo antico mi risponde...
"tu sei quello che sei sempre stato" sorridendo.
Annuisco mentre le bacio la fronte prima che il sonno
le rapisca il cuore.
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Di una dolcezza straziante. Bravo! (Elena Poldan)
un abbraccio, bella (Nutellina Cinzia Pallucchini)
Commenti (2)
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Merlino9 giugno 2016
meritatissime le rime per si fatti versi che incendiano il cuore di una tenerezza infinita, plauso all'autore per struttura e contenuto, ammirato
Galante Arcangelo10 aprile 2018
Tremenda malattia, un male oscuro che porta ad alienazione totale sino a far soffrire ancor di più coloro che seguono le vittime dell’alzheimer. Proprio per tale ragione, nessuno la conosce a fondo come chi ci vive accanto ogni giorno. Richiede davvero grande forza d’animo e straordinaria capacità di trattare il dolore altrui, insieme al proprio. Componimento umanamente toccante!

